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Salah, la nuova frontiera del calcio è in Egitto. Ma rischia di saltare il Mondiale per un’assurda querelle

Salah, la nuova frontiera del calcio è in Egitto. Ma rischia di saltare il Mondiale per un’assurda querelle
Il rendimento di Mohamed Salah, in questa sua prima stagione al Liverpool, è a dir poco mostruoso. Le cifre parlano chiaro. Ha segnato fino ad ora la bellezza di 43 gol così distribuiti: 31 in Premier League, 10 in Champions, 1 in FA Cup e 1 nei preliminari Champions. La media realizzativa è folle: Salah va in rete ogni 89 minuti. Un gol a partita in pratica, che equivale a una sorta di condanna per gli avversari. E se dovesse davvero guidare il Liverpool ad una storica vittoria in Champions League, la sua candidatura al Pallone d’Oro diventerebbe più che una semplice previsione. Tralasciando il fatto che al Mondiale potrebbe ulteriormente migliorare il suo score e mettersi in luce per scalare posizioni verso il trofeo personale più ambito per un calciatore. Sempre che lo giochi, Salah, il Mondiale.
Proprio così: a causa di una querelle con la Federazione egiziana, l’attaccante dei Reds potrebbe anche decidere di boicottare la kermesse in Russia. Il problema è relativo alla sua immagine, che tutti vorrebbero sfruttare, e si capisce anche il motivo: Salah è il giocatore del momento. Ed è anche il testimonial principale della compagnia telefonica Vodafone in tutto il Medio Oriente. Fin qui tutto bene, se non fosse per il fatto che la Nazionale egiziana ha invece come sponsor We, compagnia telefonica rivale di Vodafone. E la Federazione sta usando la sua immagine per le pubblicità e le varie cartellonistiche: il tutto senza aver mai avuto alcun accordo con l’attaccante del Liverpool e con la sua società che ne gestisce i diritti di immagine.
Nei giorni scorsi c’è stato anche un incontro tra l’agente del calciatore e alcuni rappresentanti della Federazione e del Ministro dello sport egiziano. Un briefing che non sarebbe andato a buon fine. A questo punto potrebbe entrare in gioco la politica egiziana: il Paese ha visto qualificarsi al Mondiale la propria Nazionale dopo 28 anni (l’ultima volta fu per Italia ’90), e andare in Russia senza il proprio uomo migliore sarebbe un autogol clamoroso.