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Roma e il nuovo stadio, l’inchiesta blocca tutto: deadline il 31 dicembre. Pallotta: “Se non si fa, vado via”

Roma e il nuovo stadio, l’inchiesta blocca tutto: deadline il 31 dicembre. Pallotta: “Se non si fa, vado via”

Una storia tipicamente italiana. E poi ci lamentiamo che i nostri impianti sono vetusti e in pessime condizioni. L’ultimo esempio di una burocrazia padrona e infingarda viene da Roma: sono passati quasi sei anni dalla firma dell’accordo tra Parnasi e Pallotta, e dopo 2082 giorni il progetto non ha ancora concluso il proprio iter burocratico. Manca il tassello più importante: la variante al piano regolatore, conditio sine qua non per la messa in opera del cantiere con la posa della prima pietra. Nel tempo si sono succeduti tre sindaci: Alemanno, Marino e Raggi.

Individuata l’area, quella di Tor di Valle, non sono mancate le contestazioni di residenti, ambientalisti e assessori. Poi l’inchiesta Mafia Capitale, cui il progetto ha comunque resistito. Al punto che, nella scorsa primavera, il Consiglio comunale avrebbe dovuto approvare la variante al piano regolatore. Ma la tempesta che si è abbattuta su Roma, con la nuova inchiesta denominata prima Rinascimento e poi Stadio Capitale, ha travolto tutto. Parnasi e i suoi collaboratori sono stati arrestati per associazione a delinquere e corruzione: per fortuna la Roma, in questa storia, è parte lesa. E il club giallorosso chiese immediatamente che l’iter burocratico potesse ripartire. Niente da fare: dal 13 giugno, il giorno degli arresti, non si è mosso più niente.

Pallotta e i suoi soci sono disposti a sostituire Parnasi per la costruzione dello stadio, diventando così gli unici titolari del progetto. Ma la pazienza del tycoon americano si sta esaurendo. Se entro il prossimo 31 dicembre il Comune non approverà questa benedetta variante urbanistica, i giochi saranno ritenuti chiusi. E la minaccia di Pallotta potrebbe diventare maledettamente reale: “Se bloccano la costruzione dello stadio, me ne vado”. A perderci sarebbe la Roma, ovviamente, e il calcio italiano. Che vedrebbe svanire la possibilità di avere un impianto nuovo di zecca, e competitivo con quelli delle maggiori squadre europee.