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L’Inter e quella maglia dei record: l’indimenticabile stagione 1988/1989

L’Inter e quella maglia dei record: l’indimenticabile stagione 1988/1989

Certe emozioni restano nel cuore di chi le ha provate sulla propria pelle, impresse nella mente come un pittore che cristallizza il suo soggetto in un quadro. A beneficio di chi, negli anni a venire, lo guarderà: e più sarà stato bravo, più dal suo quadro traspariranno le sensazioni, le emozioni che lui ha provato mentre dipingeva.

Nel calcio è un po’ la stessa cosa. Sebbene oggi la velocità con cui il tempo fagocita tutto non aiuti, a volte fermarsi un attimo a ricordare può fare bene al cuore e alla mente. Pensateci un attimo: il tifoso di calcio lo fa spesso, qualunque squadra egli sostenga. Come in Amarcord di Fellini, in un viaggio in cui risalta soprattutto la sostanza poetica, ama tornare indietro nel tempo per rivedere volti e luoghi, divertimenti e malinconie, suggestioni e sensazioni.

Il salto può essere più o meno lungo. Nel nostro caso ci porta direttamente alla stagione 1988/1989, quella che vide trionfare, al termine di un cammino solenne, l’Inter dei record. “Questa squadra ci fa sembrare tutti quanti ridicoli”: disse il centrocampista della Sampdoria, Giuseppe Dossena, dopo aver affrontato i nerazzurri. Una squadra che riuscì a mettersi alle spalle due corazzate della Serie A: il Milan degli olandesi e il Napoli di Maradona.

Più che un campionato, comunque, la Serie A dell’epoca somigliava ad una parata di stelle. L’Inter acquistò i nazionali tedeschi Matthaus e Brehme dal Bayern Monaco, Ramon Diaz e il promettente Nicola Berti dalla Fiorentina e Alessandro Bianchi dal Cesena. La Juve si assicurò Altobelli, Rui Barros e Zavarov, mentre proprio la squadra viola formò una granitica coppia d’attacco formata da Baggio e Borgonovo, con il brasiliano Dunga a centrocampo. Il Napoli prelevò Alemao dall’Atletico Madrid, mentre il Milan completò il terzetto degli olandesi con l’acquisto di Frank Rijkaard. Insomma, c’erano proprio tutti, o quasi, in Italia. E per questo, il modo in cui l’Inter vinse alla fine il tricolore, suscita ancora fascino e ammirazione.

I nerazzurri volarono in testa alla classifica già alla quinta giornata, mettendosi subito alle spalle il Milan. Proprio con i rossoneri ci fu il primo crocevia importante: la vittoria inter-89-home-INTH8923nel derby diede forza e ulteriore consapevolezza all’Inter: solo il Napoli sembrava voler rimanere in scia, eppure gli azzurri, nel match del San Paolo, riuscirono a strappare solo uno 0-0. Un piccolo passaggio a vuoto avvenne con la rocambolesca sconfitta di Firenze, poi la squadra di Trapattoni navigò a vele spiegate verso la conquista del titolo: mai nessuna squadra, nell’era dei 2 punti per vittoria, era riuscita a toccare quota 58 punti. E mai più nessuno, fino all’introduzione dei 3 punti, ci sarebbe riuscito.

L’Inter disputò dunque un campionato eccezionale: delle 17 avversarie ben 10 furono sconfitte sia all’andata che al ritorno. Solo quattro riuscirono a strappare un punto: Napoli, Milan, Verona e Atalanta, mentre solo due riuscirono a battere i nerazzurri, Torino e Fiorentina. Una storia che, ancora oggi, desta ammirazione in chi la racconta e in chi la legge.

Vincenzo Balzano

Twitter: @VinBalzano