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Eusebio Di Francesco, l’antidivo che sta cambiando la mentalità di Roma

Eusebio Di Francesco, l’antidivo che sta cambiando la mentalità di Roma

Un’impresa. Non esistono altre parole per definire quanto fatto dalla Roma di Di Francesco: eliminare il Barcellona di Leo Messi è un risultato storico, tanto più perché consente ai giallorossi di approdare in semifinale di Champions League. L’ultima volta accadde nel 1984: all’epoca la squadra di Falcao riuscì ad eliminare il Dundee United approdando addirittura in finale, dove trovò il Liverpool che poi la sconfisse ai rigori. E qualcuno, nella Capitale, già sogna la rivincita.

Intanto bisogna tramandare l’epica di uno scontro sportivo che resterà nella storia della Roma, grazie soprattutto ad un allenatore come Eusebio Di Francesco che, con tutte le difficoltà del caso, sta provando a cambiare la mentalità di un ambiente, quello romanista, che non riesce a guardare più in là di un’impresa singola, sia essa un derby vinto o la stessa semifinale di Champions raggiunta: “Non dobbiamo accontentarci, dobbiamo pensare che, se siamo riusciti a eliminare una squadra forte come il Barcellona, avevamo le qualità per farlo. E allora, se mi chiedete di un eventuale approdo in finale di Champions, vi rispondo di sì: abbiamo il dovere di alzare l’asticella, di puntare al massimo, di dimostrare quello che valiamo. E vi assicuro che non è poco”. Parole importanti, dette da un antidivo che con il lavoro, lo studio e l’applicazione sta cercando di attuare un cambiamento storico, tanto più difficile perché da fare nella prima stagione senza Totti.

Di Francesco può essere considerato davvero un normalizzatore o, per dirla con un termine più moderno, un normal one. Dopo un’ottima carriera da calciatore, durante la quale ha avuto la fortuna di essere stato allenato da grandi tecnici come Cagni, Zeman, Capello e Zoff, ha intrapreso la carriera di allenatore scalando posizioni su posizioni, accumulando la giusta esperienza e facendo intravedere tutte le sue qualità di tecnico moderno, che sa adattare il suo credo di base (il 4-3-3) alle più svariate situazioni che possono accadere durante una partita o a seconda dell’avversario che si ha di fronte. Questo per qualcuno è un limite (i soloni del “Dobbiamo imporre il nostro gioco sempre”, salvo poi quasi sempre ritrovarsi gambe all’aria), per altri un grosso pregio. D’altronde il calcio, spesso metafora della vita, è un continuo divenire, un panta rei dove se non riesci ad adattarti sei condannato all’oblio. Virtus Lanciano, Pescara, Lecce, poi l’epopea del Sassuolo dove un’impresa già la fece contro il più quotato Athletic Bilbao: Di Francesco è cresciuto, e ora che gli hanno dato la Roma, non ha intenzione certo di fermarsi.

Vincenzo Balzano