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Diritti Tv, insorge la Rai: chiude “90° Minuto”? E i più tartassati rischiano di essere come sempre i tifosi

Diritti Tv, insorge la Rai: chiude “90° Minuto”? E i più tartassati rischiano di essere come sempre i tifosi

Dopo il gran pasticcio creato dalla Lega con Mediapro, continua la bagarre relativa ai diritti televisivi delle prossime tre stagioni, che potrebbero finalmente essere assegnati mercoledì prossimo. E le notizie non sono affatto buone per i tifosi, che potrebbero essere destinati ad un esborso economico ingente per guardare tutta la Serie A.

Potrebbe essere infatti necessario un doppio abbonamento per vedere in TV tutte le partite del prossimo campionato, a meno che i due operatori che li acquisteranno non facciano un accordo commerciale. In quel caso però, appare superfluo dire che il prezzo dell’abbonamento di uno dei due, quello destinato ad avere tutti i pacchetti, subirà un ritocco verso l’alto. Insomma, in un modo o nell’altro saranno ancora una volta i tifosi a farne le spese. La Lega ha infatti messo in vendita tre pacchetti esclusivi, con la conditio secondo cui nessun operatore può acquistarli tutti e tre.

Dei tre pacchetti, due prevedono 3 partite a giornata e uno 4, suddivise tutte nelle otto finestre orarie. Chi acquisterà i diritti potrà decidere, secondo l’ordine definito dal bando, di collocare uno a testa i big match (essenzialmente gli scontri diretti tra Milan, Inter, Juventus, Roma e Napoli) negli slot orari compresi nel pacchetto acquistato.

Cambia anche il discorso riguardante gli highlights: saranno disponibili prima sul web e poi in tv. Un aspetto importante questo, che potrebbe determinare la morte di una storica trasmissione come 90° Minuto: il bando vieta infatti la trasmissione delle azioni salienti e dei gol in tv prima delle 22 di domenica sulle tv non a pagamento, fatto salvo il diritti di cronaca per la trasmissione dei gol durante i Tg.

E il Cdr di Raisport ha emanato un duro comunicato volto a stigmatizzare il comportamento della Lega sull’emissione del bando: “Così la Lega Calcio infligge un grave colpo allo sport della Rai Servizio Pubblico. Ormai gli interessi economici dei club di calcio passano sopra a ogni interesse dei cittadini che hanno il diritto di godersi lo sport, anche sulla tv pubblica. Chiediamo alla Lega Calcio un urgente ripensamento. I costi dei diritti in crescita a ritmi folli e fuori da ogni oggettiva motivazione economica, lo spezzatino del calendario e ora anche lo stop alle immagini del pomeriggio. Questo comporterebbe come conseguenza, ad esempio, la probabile chiusura di 90º minuto, trasmissione che dal 1970 racconta agli italiani il bello del calcio e fa sentire a caldo le voci dei protagonisti. Come può la Lega Calcio pensare di metterla a tacere? In questo modo a pagare non è solo la Rai: sono i cittadini e il Servizio Pubblico dei cittadini. Cosa altro deve accadere prima che si capisca che la questione dei diritti tv non è un fatto privato di aziende private, ma ha a che fare anche con il diritto di cronaca? È indispensabile un intervento urgente delle istituzioni a tutela dell’interesse collettivo”.

E sulla questione ha presso posizione addirittura il Codacons: “Le decisioni assunte dall’ente rischiano di penalizzare pesantemente utenti, amanti del Calcio e telespettatori. Imporre infatti la visione in chiaro delle partite solo dopo le ore 22 della domenica equivale a “privatizzare” il Calcio, impedendo a milioni di italiani di godere dello sport e dirottandoli verso costosi abbonamenti alle pay-tv che in molti non possono permettersi. Non solo. I limiti alla trasmissione delle immagini delle partite rischiano di avere effetti a cascata anche sulle reti televisive, i cui programmi sportivi non avrebbero più motivo di esistere come nel caso di “90° minuto”, con effetti sul fronte della raccolta pubblicitaria e dell’occupazione. Per tale motivo il Codacons diffida oggi la Lega Calcioa non assumere alcun provvedimento che limiti la visione del Calcio a danno di cittadini e aziende televisive, pena una denuncia alla Corte dei Conti per i danni erariali prodotti alla collettività e alla Rai”.